ROMA BRUCIA UNA SECONDA VOLTA: NON PER MANO DI NERONE, MA PER OMBRA PERDUTA, SUOLO CONSUMATO E ALBERI ABBATTUTI

ROMA BRUCIA UNA SECONDA VOLTA: NON PER MANO DI NERONE, MA PER OMBRA PERDUTA, SUOLO CONSUMATO E ALBERI ABBATTUTI

Il 2 luglio è stato presentato il Piano Caldo: 50 milioni di euro in cinque anni, 10 linee di azione e 30 misure su verde urbano, depavimentazione, acqua, ombreggiamento e rifugi climatici.

Il Comitato TAM – per la tutela dei grandi Alberi di Monteverde e dintorni -, prende atto che l’Amministrazione riconosce, finalmente, ciò che cittadini, comitati e associazioni denunciano da anni: senza alberi, suolo permeabile, ombra e acqua pubblica, Roma diventa invivibile e non solo per le persone fragili. Per tutti.

Ma non partiamo da zero e non dimentichiamo. Nel 2024 Roma Capitale aveva già varato un “Piano Verde di emergenza”: 30 alberelli in vaso in 19 punti della città. Il risultato, alberelli secchi dopo poche settimane. È la fotografia plastica dell’incapacità concreta del Sindaco Gualtieri e dell’Assessora Sabrina Alfonsi di trasformare gli annunci in cura stabile e risultati durevoli.

Nel 2025 sono stati annunciati 1,5 milioni per raffrescare 90 asili, forestazione urbana PNRR, 11 case dell’acqua con fondi Giubileo e 63 milioni per 21 nuovi parchi; per Tor Vergata, 16 km di tubazioni, vasche, punti acqua, nebulizzatori, lavamani e servizi igienici.

Ora, nel 2026, con il nuovo “primo” Piano Caldo arrivano altri 50 milioni di euro. Il Sindaco più social d’Italia e la sua Assessora al Verde potranno anche moltiplicare video, conferenze stampa e mappe interattive e numeri da capogiro, ma Roma non si rinfresca con comunicati e like. Roma si rinfresca con alberi vivi, suolo permeabile, acqua pubblica, ombra reale e cura quotidiana.

Il Sindaco Gualtieri aveva promesso un milione di alberi ma il bilancio arboreo 2021-2025, appena pubblicato, racconta altro. Letto per quello che dice davvero, siamo poco oltre il pareggio contabile rispetto agli abbattimenti dichiarati. Abbiamo perso alberi adulti e ci restituiscono giovani impianti che, se tutto va bene, faranno ombra tra dieci/vent’anni e nel frattempo la città brucia.

Rivendicare 4 ettari di suolo liberato su circa 128.740 ettari significa intervenire sullo 0,003% della città: una goccia d’acqua sull’asfalto rovente di Roma.

I dati ISPRA/SNPA indicano, nel 2024, 30.396,82 ettari di suolo consumato, pari al 23,70% del territorio comunale, con circa 225 ettari netti aggiuntivi consumati dal 2021-2024.

Infine, la novità del 2026, i rifugi climatici. Ma un rifugio climatico, non nasce perché viene segnato su una mappa: deve garantire ombra effettiva, acqua accessibile, sedute, cura degli spazi e reale fruibilità per persone e animali.

Il comitato TAM chiede i documenti necessari a riscontrare i numeri: alberi abbattuti, quando, dove e di che specie; alberi sostituiti o messi a dimora, quando, dove e di che specie; stato di attecchimento, irrigazione e cura nel tempo.

È indispensabile piantare alberi in tutti gli spazi urbani lasciati al degrado, dal centro alle periferie, e garantire copertura arborea anche nelle aree cani. Roma, celebrata come una delle città più verdi d’Europa, non può perdere la propria identità: ville, parchi, riserve, strade, viali e alberate sono paesaggio, storia, identità e patrimonio comune. Roma non ha bisogno dell’ennesima passerella verde. Ha bisogno di trasparenza sui fondi, alberi vivi, suolo permeabile, acqua pubblica e cura stabile del paesaggio urbano.

Il Comitato TAM

Maria Francesca Curatola

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