Parte II / Sostenibilità e manutenzione del verde: stiamo perdendo oltre il 60% dei fondi disponibili mettendo a rischio il futuro della città
Autore: kcb
Abbiamo visto insieme nell’articolo precedente (Parte I) quanto sia importante farsi delle domande quando ci si lancia nella riqualificazione di una città. É fondamentale prendersi il tempo di pensare e valutare delle strategie urbanistiche in tempi cosi complessi come i nostri, segnati da crisi climatica e da grande imprevedibilità, dove nessun intervento è senza impatto sul resto, dove sicurezza, incolumità, sostenibilità ed economia sono indistricabilmente connessi e le loro fila vanno tessute con mani esperte.
Non è più a misura dei nostri tempi la semplificazione edilizia, un rifacimento stradale, la sicurezza tout court. Serve un approccio sistemico che sappia tenere conto della complessità delle sfide, una pluralità di expertise che tiene conto di tutto ciò che avviene in una città e la fa vivere, dalla gestione delle acque (punto più prominente del futuro), all’energia, alla ricchezza del verde, dall’incolumità all’economia.
Se economia significa prendersi cura di tutto questo, prendersi cura della casa, del bene pubblico, è importante andare a vedere le spese reali che comporta un amministrazione disinformata.
Quali sono le spese per “gestire” un albero pubblico e quali scelte economiche si fanno attualmente?
Analizziamo la spesa pubblica per “gestire” un “albero tipo” del patrimonio romano: Un esemplare di 70 anni, dell’altezza di 20 metri, con un tronco di 70cm.
Per poter contribuire alla nostra vita, salute e sopravvivenza, questo esemplare ha impiegato moltissimo tempo. Ma non solo. Vive e convive da decenni nella realtà della crisi ambientale, quindi “sul campo”, sviluppando grazie a questo una resilienza ineguagliabile.
Ecco perché la compensazione non è un equazione facile, non affronta la questione del tempo e dello spazio: Ricordiamoci che l’uomo per ritrovarsi ossigeno, acqua, cibo – “servizi ecosistemici” – deve prima di tutto riacquistare la consapevolezza che ciò avviene soltanto nella viva interconnessione delle specie, soprattutto grazie a quelle più anziane.
Quando questa rete collassa, ogni membro è destinato a perire. Per avere un albero maturo pronto a donare e contribuire a questi “servizi”, bisogna piantare semi di alberi oppure tanti piccoli alberi e poi aspettare qualche decennio. Inoltre, c’è una grande incertezza se dei giovani alberi piantati oggi riescono a raggiungere tale età per poterci donare gli stessi “servizi”. I piccoli alberi che escono oggi dai vivai non hanno la resilienza di un albero di 70 anni. Bisogna muovere uomini e mezzi per farli vivere. Hanno bisogno di essere seguiti, di adacquamento, indispensabile per la loro sopravvivenza quando vengono piantati in un contesto cementificato cittadino con superfici rese impermeabili, dove il ciclo naturale dell’acqua è stato compromesso, con la pioggia sempre più assente che non infiltra più nel terreno.
La gestione delle acque piovane, fondamentale per ridurre lo spreco allarmante della materia prima indispensabile alla nostra vita, è di per sé ancora più problematica della gestione del verde, e dovrebbe venire ancora prima, ma non viene preso in considerazione nei progetti urbani. La sua complessità e dimenticata naturalezza di gestione non viene compresa nemmeno nelle nuove strategie di adattamento climatico. In un quadro di politiche e interventi settoriali e in assenza di una progettazione urbana transdisciplinare e sistemica, le attuali politiche di gestione e razionamento delle acque non saranno in grado di contemplare l’annaffiamento di alberi.
Stiamo affrontando una crisi idrica senza precedenti, con la previsione che la domanda globale di acqua dolce supererà l’offerta del 40% entro il 2030, afferma l’ONU. Un nuovo rapporto presenta le azioni urgenti che gli esseri umani devono intraprendere collettivamente per fermare l’imminente crisi idrica.
“Abbiamo bisogno di un approccio al bene comune molto più proattivo e ambizioso. Dobbiamo mettere la giustizia e l’equità al centro di tutto questo. Non è solo un problema tecnologico o finanziario”, ha affermato la co-presidente del GCEW Mariana Mazzucato, professoressa all’University College di Londra e autrice principale del rapporto, come riporta The Guardian. Johann Rockström, direttore congiunto dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico (PIK), ha affermato che la maggior parte dei paesi ottiene circa la metà della propria acqua dall’acqua “verde”, ovvero il rilascio di vapore acqueo dalle foglie degli alberi durante la traspirazione.
A Roma si sta arrivando a oltre 50.000 alberi abbattuti per motivi di ”urgenza”. Urgenza?
La “compensazione” di una tale quantità di alberi anziani, chiamata in causa dal Comune, è irraggiungibile.
Come funziona il problematico concetto della “compensazione”?
Per ovviare alla serie di fattori complessi estremamente difficili da calcolare in modo esaustivo, nel discorso idealistico della “compensazione” si mettono da parte aspetti fondamentali, e si usa il solo valore (in modo molto sommario e semplificato) della CO2, pareggiando il valore di un albero maturo ad un numero X di piccoli alberi.
Nella media, tra arborcoltori, ricercatori e scienziati, ci si concorda su un valore di 25 alberi dell’età di 4 anni per “compensare” un albero di 70 anni.
Confrontiamo ora due scenari alternativi di intervento:
Da un lato abbattimento e “compensazione”, dall’altro monitoraggio e manutenzione.
Usiamo i listini ufficiali di Assoverde, che è un organo di riferimento nazionale che guida la professione del verde, e mettiamo a confronto il quadro economico per un periodo di 6 anni:

Questa tabella è una grande semplificazione della realtà, per illustrare le trappole che troviamo nel puro ragionamento economico dominante. Ha come unico scopo quello di dare un idea del confronto economico basato su stima reale, se dovessimo prendere per buona la narrazione politica. Nell’esecuzione dei progetti oggi si fa tutt’altro, ma a prescindere che si facciano gare di appalto oppure si scelgano ditte che non hanno a cuore la professione del verde, i costi cambiano in maniera proporzionale per entrambi i lati.
É un calcolo volutamente semplificato*, per cominciare a rendere comprensibili i costi reali di una narrazione politica che è disconnessa dalla realtà e mette a rischio la nostra incolumità, la vivibilità del contesto urbano, il nostro futuro.
Prendere sul serio i costi di abbattimento e “compensazione” comporta una spesa 3 volte maggiore rispetto ai costi di una manutenzione professionale.
Se allora già sulla carta – nella grande semplificazione della realtà -, calcoliamo male, possiamo immaginare quanto sia problematica una gestione disinteressata a una valutazione “reale”.
La valutazione reale tiene conto del fatto che ci sono alberi che purtroppo sono malati e possono risultare rischiosi e necessitare l’abbattimento. Ma tiene conto prima del costo della capitozzatura, la quale continua a essere praticata, a rendere tali alberi rischiosi, e a promuovere l’abbattimento.
La valutazione reale tiene conto che in una strada con 50 alberi storici non vi è spazio per 1025 alberi in compensazione (50 esemplari sostituti con 25 alberi giovani) e quindi è un absurdum.
La valutazione reale tiene conto che se si abbatte un albero maturo non basta piantare un alberello giovane. Ciò non tiene conto di monitoraggio, cura, risorse, mezzi, acqua; di crisi climatica e inquinamento, e della mancanza di responsabilizzazione (cambio dell’amministrazione).
É reale, è scientifico, è vitale il fatto che con ogni albero che si abbatte, quando non viene stabilita un effettiva problematicità attraverso serie e professionali procedure di valutazione, andiamo sempre a perdere.
L’amministrazione non produce rendicontazione chiara e trasparente sulla motivazione degli abbattimenti e degli interventi, usando quasi esclusivamente la via irresponsabile della procedura di urgenza (che non richiede motivazione), e si mostra disinteressata al controllo e al monitoraggio degli interventi, alla responsabilità di fermare “realmente” la capitozzatura.
Nel solo bilancio pubblico 2021/23 risultano 27.000 alberi abbattuti.
2000 il numero di giovani alberelli piantati, di cui molti non ce l’hanno fatta.
La “compensazione” di fatto è una chimera, una parola facile.
La realtà e la conoscenza sono molto più esigenti.
Se la sostenibilità comincia dall’economia e ci si vuole prendere cura della “sicurezza” dei cittadini, non sono gli alberi, ma la mancanza di conoscenza e i conti attuali a essere molto pericolosi.
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**non include parametri come la completezza dei valori ecosistemici, valori erariali, estetici, materiali (legname da recupero), i contributi al ciclo dell’acqua
***Gli interventi di analisi della stabilità come la foratura dell’albero sarebbero in realtà fortemente sconsigliati perché anche essi rappresentano un disturbo grave alla naturale resilienza dell’albero. Qualora si facesse una potatura corretta, avremmo un costo di soli 3000.- su 6 anni. Ma purtroppo moltissimi alberi sono stati danneggiati da decenni di maltrattamenti.






