La Capitozzatura è una pratica di potatura degli alberi degenerativa che porta gli alberi verso il declino © immagine: kcb
La Capitozzatura è una pratica di potatura dannosa: l'albero perde la sua resilienza e proprio a causa di questa errata potatura vietata può perdere rami grossi o cascare © immagine: kcb

Quanto costa un albero? Parte 1

É da parecchio tempo che in Italia e soprattutto a Roma si parla di sicurezza e di alberi. Ci si presenta un equazione che attribuisce i fondi per la sostenibilità alla sicurezza pubblica, con un ciclo di feedback altamente rischioso

Sostenibilità e manutenzione del verde:
Progettare e spendere senza connessione

Autore: kcb

Con i fondi europei per la sostenibilità (PNRR) e con i fondi per il Giubileo, la città di Roma ha a disposizione denaro da dedicare alla progettualità urbana.
Dopo anni di mancanza di risorse e poi lo stop alla manutenzione del verde, l’amministrazione è partita a farsi vedere operativa, con la “riqualificazione”: sui social arriva lo storytelling con foto di piccoli germogli di piante da destinare alla città, e per le strade spuntano fuori cartelli di “messa in sicurezza degli alberi” in ogni momento e istante. Quasi sempre sono abbattimenti, caratterizzati da procedura di “urgenza”.
Con l’avvento della sostenibilità ci siamo resi conto che gli alberi sono pericolosi e che abbiamo un problema con l’incolumità dei cittadini.

Un paradosso?

Il grande stratega Napoleone usava dire una frase interessante prima di entrare in battaglia: “Vado piano, perché ho fretta.”
Forse dovremmo rifletterci.
Tutto dipende da come si interpreta il concetto di problema.

Il professore John Sterman, attuale direttore del MIT System Dynamics Group presso la MIT Sloan School of Management, lo illustra in questo modo:


Sono circondato da problemi.

 

Serve una soluzione. Subito.
Come risolvere i porblemi con soluzioni "facili" – comitato tam

 

Risultato?

 

Se corriamo verso un obiettivo con la prima soluzione che ci salta in mente, il rischio che si presentano scenari inaspettati è abbastanza alto.
Se invece di precipitarci ci prendiamo il tempo per farci più domande che riguardano tutto il contesto del “problema”, possiamo ridurre molti rischi che una scelta non sufficientemente informata porta necessariamente con se.

 

 

Le domande

Riqualificazione – cosa desideriamo migliorare?

Quando ascolto la parola “riqualificare”, sento un sapore piuttosto tecnico, distante.
L’intenzione è quella di migliorare qualcosa.
Quando penso al “miglioramento” della città, penso a creare un tessuto urbano ricco, godibile, che mi attrae, dove desidero stare.
Quando immagino il miglioramento, immagino come vorrei vivere.
Non guardo la mia strada trasandata e sogno di rimetterla esattamente come era. Non desidero la stessa cosa di decenni fa: macchine veloci, asfalto liscio. Erano altri tempi, apparentemente più semplici.

Se penso a come “riqualificare” una strada, non pongo limiti alla mia immaginazione: piccoli bistrot, botteghe, boschetto cittadino, spazi di arte, libri, biciclette, tram, mezzi per i quali non pago caro con la mia salute… tutto in contagiosa energia di relazione e flusso. Quando c’è flusso, scorre la vita, scorre valore, scorre l’economia nel suo significato autentico. Insomma, partirei da un processo di immaginazione chiamando in causa tutti coloro che sono interessati al benessere del posto in cui vivono. Soprattutto le future generazioni, i bambini. Siamo sempre convinti che i nostri valori siano quelli “giusti” per loro?

 

Incolumità – cosa intendiamo per sicurezza?

Quando penso all’incolumità penso all’aria irrespirabile e la difficoltà di scegliere per muoversi in città, che spesso ci porta ad usare la macchina; penso alle ore che tutti noi perdiamo imbottigliati nel traffico e che non possiamo investire in qualcosa che crea benessere, che non ci sfinisce, ma aumenta il desiderio di vivere. Quando penso all’incolumità, penso alla gelateria sotto casa dove non ci fermiamo più a sederci fuori ai tavolini con i miei figli o con le amiche, perché puzza troppo di marciume dai cassonetti e di scarichi del traffico. Penso alla frutta che compro al mercato e quanto è aumentata di prezzo a causa delle calamità, delle speculazioni sull’acqua e delle terre rese improduttive. Quando penso all’incolumità penso ai miei figli che stanno crescendo con acqua e aria inquinate da Pfas e microplastiche.

Una vita incolume o integra è una vita sostenibile, una vita che è degna di essere vissuta, una vita che coinvolge tutto ciò che vive, tutti gli esseri viventi. L’incolumità di ogni cittadino è la tranquillità, cibo sano, aqua pulita, lavoro, relazioni prosperose, cultura, formazione, e molte altre cose ancora. Una vita incolume non esiste fuori dalla relazione con gli altri, e con tutto ciò che non è umano. Se possiamo ricevere e contribuire a tutto questo, la vita pubblica è sostenibile.

Incolumità e sostenibilità sono due lati della stessa medaglia.

 

E gli alberi?

Quando penso agli alberi penso all’aria, alla freschezza, alla bellezza, alla libertà.

E poi mi vengono in mente le città “deserto” con un caldo torrido dove vivere è ridotto a casa – macchina – ufficio – shopping mall. Le megacittà sono nate e cresciute in fretta, senza domande, e sono già pieni di problemi. Pieni di persone con problemi.

Gli alberi si sono presi il loro tempo. Esistono da milioni di anni, e si sono evoluti.
L’albero è un essere vivente complesso, e come tutti i sistemi viventi ha una capacità di adattamento enorme. Ha in sé la determinazione naturale di ogni forma di vita, di aumentare la propria forza vitale per sviluppare il suo massimo potenziale – stabilità e resilienza – e contribuire alla vita degli altri esseri viventi.

Per quanto riguarda l’essere umano, anche esso un sistema complesso vivente in relazione, ha perso un po’ la bussola. Non siamo più in contatto con la nostra naturale dote di muoverci verso la sopravvivenza e la resilienza. Abbiamo dimenticato la relazione con il mondo e con tutti i suoi partecipanti.
Abbiamo perso contatto con la vita, e forse peggio ancora, con la conoscenza della vita. Quando non conosciamo, siamo diffidenti, e interpretiamo situazioni come pericolose, oppure siamo noi stessi a creare quei pericoli.
Il fatto che degli alberi diventano “pericolosi” dipende proprio da noi.
Solo che non ce ne rendiamo più conto.

Per interagire con un sistema naturale come quello degli alberi e adattarlo al contesto urbano, bisogna conoscerlo. Per piantare o mantenere un albero bisogna sapere dove mettere le mani. Ci sono professionisti (persone che studiano e si appassionano per l’oggetto della loro conoscenza) che si occupano di questo, come i medici degli esseri umani. La probabilità di mantenere in vita un paziente dipende dalla “conoscenza”/esperienza del medico. Non è più bravo il medico che taglia più tessuto, ma quello che sa dove e come (se veramente serve) tagliare per salvarci la vita.

Per il verde pubblico o bene comune non sono più in carica amanti della propria professione. Chi mette le mani sul verde pubblico è come quel medico da cui noi scapperemmo, quello che taglia via tutto, in modo scellerato.
Questa pratica amatoriale dovuta al non sapere ha anche un nome fortemente illustrativo: “capitozzatura”(tagliare teste). É un modo di procedere in cui si tagliano tutte le branche dell’albero lasciando in piedi un monco. L’albero ridotto così è come un paziente che dopo un intervento si ritrova senza polmoni. 
É qui che il nostro buon senso dovrebbe entrare in allarme. Come si fa a sopravvivere senza polmoni?

L’albero, al contrario dell’uomo, riesce in qualche modo a sopravvivere, con una strategia di emergenza: concentra tutte le sue forze sulla chioma e riduce il rifornimento di linfa alle radici. Sembra riprendersi, ma a un costo alto. Le radici si compromettono, nei tagli si innestano carie e insetti, si ammala di tumori. Il suo ancoraggio a terra e le sue branche diventano fragili. Il suo naturale e forte sistema di resilienza è compromesso.

L’elenco completo delle conseguenze delle capitozzature praticate continuamente dalle amministrazioni, è tranquillamente reso pubblico e ben descritto nelle schede “liberatorie” per gli abbattimenti. 
Sono delle “schede pazienti” molto precise:
Ferite aperte
Rigonfiamenti
Seccumi interni
Carie
Tumori
CAPITOZZATURE
La stessa direzione amministrativa che vieta l’intervento strappa-polmoni nel suo proprio codice operativo (Regolamento Capitolino del Verde, Paragrafo 6 Potature, pag. 76) continua a praticare la capitozzatura sugli alberi sani esistenti, e poi la cita come motivo per l’abbattimento?

 

Amministrare è una pratica che riguarda il denaro affidato dai cittadini, e il termine “economia” pubblica significa “prendersi cura della casa” pubblica.

Quando si dà un occhiata al grande progetto di cura della casa Roma del momento, il progetto del Giubileo 2025, troviamo una totale contraddizione con l’idea di resilienza: una cosa che salta immediatamente all’occhio è la mancanza del colore verde nelle leggende di tutti i cantieri.
La voce dominante è “viabilità”. Riqualificare: cemento, bitume.
Correre. Senza farsi domande.
Si riduce così il problema del caldo esponenziale? Si infiltrano le acque piovane?
Viene in mente l’augurio di Buon Anno 2024 ai cittadini romani del Presidente del Municipio XII dalle candide Alpi innevate: “Il mio augurio, per un 2024 da respirare a pieni polmoni!”

Riqualificare, riducendo e semplificando in grande stile il termine con “viabilità”, è un’impresa ardua in una città che è già in pericoloso ritardo per prepararsi a eventi estremi, caldo esponenziale, siccità e piogge torrenziali, allarme idrico ed energetico.

Se mi interessa una città viva e sana in grado di sopravvivere e di permettere di “vivere” ai cittadini nei prossimi decenni, allora so che delle serie domande sul suo polmone sono questione di vita o morte. Perché riguarda la disponibilità di acqua, la siccità, le inondazioni.
Pubblicheremo a breve un approfondimento sulla connessione degli alberi alla gestione dell’acque e delle piogge e le gravi lacune nelle strategie sull’adattamento climatico.

Se mi interessa e se “conosco” l’economia, mi prendo il tempo per valutare bene prima di precipitarmi a spendere i soldi dei cittadini. Forse se mi prendo cura del polmone, e a esso collegato, delle acque piovane, non solo guadagno in vita e vivibilità, ma risparmio?

Vediamo insieme come i due aspetti, economia e sostenibilità, sono naturalmente connessi. La sostenibilità non è un discorso di nicchia ambientalista, ma in realtà, e fin da sempre, è una questione economica.

Andiamo a fare i conti, continua a leggere qui

condividi sui social:

Leggi anche

Commissione Ambiente Capitolina: Comitati e Associazioni chiedono chiarezza su abbattimenti e nuove piantagioni

Un confronto acceso sulla gestione del verde urbano a Roma
La Commissione del Verde del Comune di Roma, tenutasi il 19 marzo 2025 su richiesta del consigliere
comunale Daniele Diaco, a seguito delle numerose segnalazioni ricevute, ha visto la partecipazione
dell’assessora al Verde, Sabrina Alfonsi, con alcuni del suo staff, la Direttrice Tecnica del Dipartimento Tutela
Ambientale, Marina Mantella, di diversi consiglieri di opposizione, dell’associazione Italia Nostra APS –
Sezione Roma -, dei comitati cittadini e il Coordinamento del Regolamento del Verde di cui è portavoce
Giorgio Osti.

La Capitozzatura è una pratica di potatura degli alberi degenerativa che porta gli alberi verso il declino © immagine: kcb

Quanto costa un albero? Parte 1

É da parecchio tempo che in Italia e soprattutto a Roma si parla di sicurezza e di alberi.
Ci si presenta un equazione che attribuisce i fondi per la sostenibilità alla sicurezza pubblica, con un ciclo di feedback altamente rischioso